Un altro confuso pensiero di aletta del 27/10/2009

Ci sono, eh. Avrei tanto e nulla da scrivere allo stesso tempo. Sto vivendo, un po’come posso. Mi alzo prima delle sette, faccio alle sette e mezza tre piani di scale di corsa, poi cento metri, arrivo con la borsa tutta storta alla fermata del bus, mangio biscotti lungo la strada. Mi sento sola, ogni tanto, a scuola, perché ero abituata ad avere Semprepiulieve con me. L’operazione è andata bene, ora deve fare una chemio preventiva, non sa se tornare a scuola nel frattempo o no. Io vorrei tanto che ci fosse. Provo a starle vicino, come posso.

Mi chiudo nelle mie quattro classi, cerco di dare il 110 per cento. Poi ogni tanto mi prende la malinconia davanti alla loro malinconia o a quei dolori che spiattellano sulle pagine dei temi. Me ne prendo cura, come posso. Ma ogni tanto si riaffaccia la domanda: chi si prende cura di me, nel frattempo? Io, è la risposta. Mi piacerebbe che qualcuno mi dicesse Aletta, oggi facciamo quello che ti fa piacere. E’ che io non saprei cosa volere, cosa inventarmi. Manco di fantasia.

In giro pare tutto vecchio. Se non spengo abbastanza in fretta la tele dopo il telegiornale mi compare Striscia la notizia, con quei due vecchi babbioni e le tipe smutandate. I rapporti uomo-donna sembrano tornati agli anni ’50, ma nessuna guerra è finita e nessun boom pare all’orizzonte. Amicizie, corpi, oggetti, gusti musicali paiono invecchiare così rapidamente. Il nuovo non si vede. Se qualcuno lo avvista, lo mandi al mio indirizzo.

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Un altro confuso pensiero di aletta del 23/09/2009

Stasera sono passata per la prima volta davanti al cortile di due anni e mezzo fa, quello dove una sera siamo corsi per ripararci dalla pioggia che rischiava di bagnarmi i compiti.

Non ci sono andata apposta, ma quando l’ho visto invece di scappare ho pensato di entrare; non me lo sarei aspettato. C’era ancora un po’ di luce, e delle auto parcheggiate, che non avevo notato quel la volta. C’era ancora quel gradino dove ci siamo seduti.

Credevo di provare angoscia, e che certi ricordi mi crollassero addosso. E invece ho provato tenerezza, tenerezza per me stessa. Sono stata coraggiosa. E’ andata male. Pazienza.

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Un altro confuso pensiero di aletta del 13/09/2009

Scrivo mentre aspetto che bolla l’acqua della pasta. Ho mollato le borse ancora piene di tutta la mia mercanzia genovese a terra, dato un calcio alle scarpe, acceso il pc.

 

Domani ricomincia la scuola. Domani Semprepiulieve sarà operata. Siamo un po’ di colleghe in crisi e con la lacrima facile.

 

 

 

Almostpriest si è diplomato a giugno. Non siamo andati particolarmente d’accordo per quasi tutti e tre gli anni in cui è stato mio allievo. Svogliato, distratto, nel suo mondo, una marea di assenze ogni anno, un sei rimediato per misericordia l’ultimo giorno di scuola, ogni volta.

 

E poi la scorsa primavera ha cominciato a dire frasi strane.

 

Prof., secondo lei io dovrei farmi prete?

 

Prof.,ma quando lei mi osserva, vede il nulla?

 

Ma secondo lei, io che ho tanti peli sul petto mi dovrei depilare?

 

Il tutto ovviamente mentre io cercavo di spiegare Montale o di interrogare. Come era difficile rispondergli.

Dopo l’ennesima convocazione la madre, finalmente, mi è venuta a parlare. Si è seduta nella sala professori deserta, ha aperto un astuccetto e ha detto: questi sono gli occhiali.

 

Che occhiali?

 

Mio figlio ha la vista bassissima, quando non sopporta le lenti a contatto dovrebbe mettere questi, finché non potrà operarsi. Ma si vergogna. Ho visto che le lenti erano molto spesse e una era un po’ opaca su un lato. Allora non esce di casa, e dice che diventerà cieco. Per questo ha fatto tante assenze.

 

Dopo poco Almostpriest è comparso, in preda a una certa ansia, sulla porta. Ho cercato con tutte le mie forze di dirgli che era, e lo è davvero, un bravo e bel ragazzo e che non si deve vergognare di nulla.

 

In quelle poche settimane non mi ha più dato un problema. Quanto tempo abbiamo perso.

 

 

Stasera è festa, qui nel ridente Piemonte. Tutti bevono e mangiano per strada. Sono scesa dal treno e ho caracollato verso casa con le mie borse, finché Almostpriest non mi ha visto e chiamato. Era con una bella ragazza che si è messa a raccontarmi delle loro vacanze senza timidezza. Ha un certo punto lui mi ha detto: Lei sa degli occhiali. E mi è venuta tanta voglia di piangere e glielo ho detto e lui ridacchiava e poi li ho abbracciati e baciati tutti e due.

 

 

Mentre scrivo Semprepiulieve mi manda messaggi dall’ospedale.

Buon anno nuovo.

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Un altro confuso pensiero di aletta del 19/08/2009

Mio dio, ridammi la mia collega. Ridammi gli scazzi in sala professori, i bigliettini pieni di commenti ironici al collegio dei docenti, il caffè alla macchinetta. Ridammi la botta di sorpresa quando apro il cassetto e ci trovo un pacchettino. Conservami il suo nome che appare sul display del cellulare e la pianta di nontiscordardime che ha levato dal terreno per me con tutte le radici. Ridammi la sua andatura altalenante e la sua voce preoccupata quando mi ammalo a fine quadrimestre. Conservami le sue citazioni ironiche e malinconiche, il suo rigore, i lecca lecca a forma di coniglio per Pasqua, la lavanda nei sacchetti, gli stampini per i biscotti. Rivoglio i suoi fogli sparsi per ogni dove e la sua scrittura ordinata, la sua signorilità e le sue parolacce.

Non posso pensare che stia male. Non so come fare da sola.

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Un altro confuso pensiero di aletta del 24/07/2009

E’ tutta la vita che invidio quelli che hanno sempre saputo cosa volevano fare da grandi, il calciatore, il medico, il negoziante, la modella, il benzinaio, il presidente della repubblica. Chi dà consigli a chi cerca lavoro ripete che è essenziale sapere che posizione si vuol ricoprire, avere chiari i propri obiettivi. Io non li ho avuti chiari né a cinque anni, né a quindici né a venticinque e non so nemmeno adesso se sto facendo il lavoro giusto, se sono nel posto giusto, se sono giusta.

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