Ci sono, eh. Avrei tanto e nulla da scrivere allo stesso tempo. Sto vivendo, un po’come posso. Mi alzo prima delle sette, faccio alle sette e mezza tre piani di scale di corsa, poi cento metri, arrivo con la borsa tutta storta alla fermata del bus, mangio biscotti lungo la strada. Mi sento sola, ogni tanto, a scuola, perché ero abituata ad avere Semprepiulieve con me. L’operazione è andata bene, ora deve fare una chemio preventiva, non sa se tornare a scuola nel frattempo o no. Io vorrei tanto che ci fosse. Provo a starle vicino, come posso.
Mi chiudo nelle mie quattro classi, cerco di dare il 110 per cento. Poi ogni tanto mi prende la malinconia davanti alla loro malinconia o a quei dolori che spiattellano sulle pagine dei temi. Me ne prendo cura, come posso. Ma ogni tanto si riaffaccia la domanda: chi si prende cura di me, nel frattempo? Io, è la risposta. Mi piacerebbe che qualcuno mi dicesse Aletta, oggi facciamo quello che ti fa piacere. E’ che io non saprei cosa volere, cosa inventarmi. Manco di fantasia.
In giro pare tutto vecchio. Se non spengo abbastanza in fretta la tele dopo il telegiornale mi compare Striscia la notizia, con quei due vecchi babbioni e le tipe smutandate. I rapporti uomo-donna sembrano tornati agli anni ’50, ma nessuna guerra è finita e nessun boom pare all’orizzonte. Amicizie, corpi, oggetti, gusti musicali paiono invecchiare così rapidamente. Il nuovo non si vede. Se qualcuno lo avvista, lo mandi al mio indirizzo.
















